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November 28 AGATHA CHRISTIE, "LA MIA VITA" E "L'IMITAZIONE DI CRISTO"
Nella scuola c’era un’insegnante di cui ho dimenticato il nome. Era piccola e minuta, con una grande bazza sporgente. Un giorno, nel bel mezzo di una lezione di aritmetica, si lanciò inaspettatamente in un’orazione sulla vita e sulla religione. «A voi tutte, nessuna esclusa, capiterà di dover affrontare un momento in cui sarete assalite dalla disperazione. Chi non prova la disperazione, non diventerà mai un cristiano, né saprà mai cosa significa vivere da cristiano. Per essere un cristiano bisogna affrontare e accettare la vita allo stesso modo di Cristo, saper apprezzare le cose come le apprezzava lui, provare la stessa contentezza che lui provò alle nozze di Cana, conoscere la pace e la felicità che derivano dalla consapevolezza di essere in armonia con Dio e con la sua volontà. Ma, come Cristo nell’Orto del Getsemani, anche voi un giorno saprete cosa significa la solitudine, sentirete che gli amici vi hanno abbandonato, che quelli che amate e di cui avete fiducia vi hanno voltato le spalle, che persino Dio si è dimenticato di voi. Eppure, se avete fede, capirete che non è la fine. Chi ama, soffre, ma chi non ama, non saprà mai cosa significa una vita cristiana». Detto questo si tuffò con la consueta energia nel problema […]. Agatha Christie, La mia vita, Oscar Mondadori, Milano 1989, pp. 155-156. Strano, vero? Siamo stati sempre abituati a collegare il nome di Agatha Christie al genere giallo, ai suoi immortali personaggi (Miss Marple ed Hercule Poirot su tutti) ma difficilmente l'avremmo collegata a quello che è stato definito il quinto Vangelo. "L'imitazione di Cristo" era uno dei libri che stazionavano permanentemente sul comodino della Christie, una donna vitale ed intelligente, autrice della deliziosa autobiografia che sto rileggendo in questo periodo. Ho riportato qui uno dei brani più belli del libro, da cui traspare una profonda sensibilità e una ricerca spirituale che si accompagnavano a un'ironia scintillante e ad un pudore riservato tutto British. Sarebbe stata una degna amica della Austen, credo. Avrò modo di tornare su questo argomento, ma volevo proporvi questo brano che mi ha colpita perla sua profondità. Mai etichettare le persone e meno che mai gli scrittori... Una donna che disse di sé che era a volte costretta a scrivere romanzi gialli come se fabbricasse salsicce per vivere, era capace di uno slancio interiore che le permise di risorgere dopo la rottura del matrimonio con Archibald Christie e le altre difficoltà che non mancarono di appesantire la sua vita. TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://aretusachescrive.spaces.live.com/blog/cns!547AFD0CDEC937B3!168.trak Weblogs that reference this entry
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