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    February 25

    THE MASTER

     

     

    Colm Tóibín, The Master, Fazi Editore, Roma 2004.

    «Tóibín ci conduce terribilmente vicino all'anima di Henry James e, di conseguenza, al segreto stesso dell'arte. È un libro straordinario, assolutamente originale».

    MICHAEL CUNNINGHAM

    «Colm Tóibín ha un'intima conoscenza del più grande degli scrittori americani... una rappresentazione intensa degna del Maestro».

    EDMUND WHITE

    «Ho considerato subito, fin dal primo momento, The Master di Colm Tóibín una lettura irrinunciabile. L'idea che lo anima è stupefacente e il risultato è una riflessione profonda sul cuore e sull'anima del più grande scrittore di lingua inglese. Colm Tóibín non solo ha scritto un romanzo meraviglioso, ma ha trovato il modo migliore per rendere omaggio a Henry James».

    ALICE SEBOLD

    Londra, gennaio 1895.

    Henry James, al tempo già autore di capolavori come Ritratto di signora e I bostoniani, giunge al St James Theatre poco prima che il sipario cali su Guy Domville, il dramma che ha appena scritto e con il quale spera di ottenere successo come autore teatrale. Nascosto dietro le quinte, assiste invece ai fischi del pubblico. E il fallimento, umiliante e doloroso, del suo esordio nella drammaturgia e la sconfitta delle speranze che fino a quel momento l'avevano sostenuto. In The Master, il più emozionante e ambizioso dei romanzi che lo hanno consacrato tra i maggiori scrittori degli ultimi anni, Tóibín ripercorre il periodo più buio e drammatico della vita di Henry James: la decisione di ritirarsi nella cittadina di Rye, lontano da amici e parenti, i viaggi in Irlanda e in Italia, la rivalità con Oscar Wilde, l'affettuosa relazione con il giovane scultore Hendrik C. Andersen, il difficile rapporto con il fratello, il filosofo William. Osannato dalla critica e dalla stampa per l'originale approccio narrativo scelto dall'autore, The Master è un'affascinante biografia romanzata, un ritratto vivo delle inquietudini e dei desideri di un uomo mai venuto a patti con il mondo che lo circonda. Ed è, soprattutto, la tormentata vicenda di un artista che deve ritrovare la forza di scrivere proprio mentre, iniziando a concepire opere come Il giro di vite, La bestia nella giungla, Le ali della colomba e La coppa d'oro, sta per diventare "il maestro" della letteratura universale.

    Colm Tóibín è nato in Irlanda nel 1955. Nel 1990 ha pubblicato Sud, il suo primo romanzo, cui ha fatto seguito The Heather Blazing, finalista come il precedente al Whitbread Novel Award e vincitore dell'«IrishTimes/Aer Lingus e dell'Encore Award. Oltre a Sud (1998), Fazi Editore ha già pubblicato i romanzi Storia della notte (2000) e Il faro di Blackwater (2002), finalista come The Master del prestigioso Booker Prize, e il libro di saggi Amore in un tempo oscuro. Vite gay da Wilde ad Almodóvar (2003).

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    January 29

    27 gennaio 1945/2008: GIORNATA DELLA MEMORIA

    Scrivo ancora sull'onda dell'emozione di questo pomeriggio.

    A Siracusa, nella Chiesa di San Martino, per ricordare la figura di Monsignor Sebastiano Gozzo recentemente scomparso e che aveva programmato quest'evento poco prima della sua morte, si è tenuto l'ultimo incontro della settimana dedicata alla cultura ebraica e promosso dalla Provincia Regionale di Siracusa e dall'IMSU (Istituto Mediterraneo di Studi Universitari).

    Moderatore Elio Tocco, hanno offerto la propria testimonianza nel giorno della memoria (il 27 gennaio, se ci fosse ancora bisogno di ricordarlo, è dedicato da otto anni alla memoria della Shoah) Franco Perlasca, figlio di Giorgio Perlasca, ed un sopravvissuto di Auschwitz, Piero Terracina.

    Franco Perlasca ha rievocato la figura del padre, che durante la seconda guerra mondiale si trovava in Ungheria e per un rocambolesco caso del destino (destino?) si è ritrovato ad essere eroe suo malgrado. Fingendosi il nuovo ambasciatore di Spagna, è riuscito a salvare all'incirca 5200 ebrei ungheresi dalla deportazione.

    Un eroe. Ma Franco Perlasca ci tiene a distinguere l'eroe dal giusto: l'eroe compie un gesto appunto eroico ma ne parla e per tutta la vita spesso "ci marcia": scrive libri, rilascia interviste... fa l'eroe e si comporta e atteggia da tale. Giorgio Perlasca, invece, come i veri giusti, ha compiuto un gesto da eroe ma quasi suo malgrado e, cessata la situazione straordinaria in cui si è trovato a scegliere il bene opponendosi con coraggio e determinazione al male, è tornato alla vita di sempre, mantenendo il silenzio anche con le persone care.

    Questa storia, scritta in un memoriale di cui una copia andò al governo italiano, l'altra a quello spagnolo, che l'ignorarono completamente, sarebbe rimasta per sempre nel cassetto e nel cuore di Perlasca se non fosse accaduta una serie di fatti: un ictus, che lo portò a rivelare alla nuora e al figlio l'esistenza del memoriale, di cui però ancora una volta i familiari stessi sottovalutarono l'importanza. Perlasca, una volta guarito, come prima cosa ripose lo scritto nel cassetto. Altro motivo per cui ritenerlo un vero giusto: solo la morte imminente l'aveva indotto a quella rivelazione perché temeva che quel passato andasse perduto per sempre.

    Decenni di silenzio. Poi, accade qualcosa che fa riemergere potentemente quell'atto di eroismo, di compassione, di solidarietà umana. Delle donne ungheresi, all'epoca dei fatti ragazzine, avevano cercato notizie di quell'Jorge Perlasca sedicente diplomatico spagnolo e riescono a scovarlo in Italia, a Padova, nella sua casa di Via Guglielmo Marconi 13, giusto di fronte alla basilica di Sant'Antonio da Padova.

    Le donne, un po' in ungherese, un po' in tedesco, un po' in italiano, un po' nel linguaggio universale dei gesti, rievocano quella storia davanti agli occhi allibiti di Franco, che inizia finalmente a capire che suo padre Giorgio forse aveva compiuto qualcosa di veramente straordinario. Franco Perlasca racconta con garbo, perfino riesce a far sorridere, ma la commozione gli vela la voce qualndo narra cosa quelle donne regalarono a suo padre in segno di gratitudine. Pacchi e pacchettini dei tipici prodotti ungheresi. Quello che ogni turista porta in dono. Poi, tre oggetti. Che Franco Perlasca tuttora conserva religiosamente. Piccole povere cose cariche di un dolore indicibile. Una tazzina, un cucchiaino, un medaglione. Perlasca rifiuta. Le donne insistono. Il balletto di offerte e rifiuti si ripete per qualche minuto. Perlasca dice: "Dovete tenere voi queste cose, per lasciarle in ricordo ai vostri figli, che poi le lasceranno ai vostri nipoti". E quelle donne, in un italiano perfetto che ha del miracoloso, gli rispondono: "Queste cose deve averle lei. Se non fosse per lei, noi non avremmo figli né nipoti".

    La storia di Perlasca inizia così a diventare conosciuta. Se ne occupano Enrico Deaglio, che dopo una lunga serie di interviste scrive "La banalità del bene" (poi uscirà anche "L'impostore") e Giovanni Minoli con la sua trasmissione "Mixer". La vita di Perlasca viene allo scoperto ed è tutto un susseguirsi di incontri con le scuole, di interviste, di riconoscimenti anche imternazionali, alcuni preziosi e importanti. Ma quello a cui Perlasca tiene di più sta sulla scrivania del suo studiolo. Una targa consegnatagli da ragazzi di una scuola della provincia vicentina. La semplice iscrizione dice: Ad un uomo al quale vorremmo assomigliare. In un tempo mediocre, di falsi miti ed eroi, Perlasca il giusto, riconosciuto tale anche dalla commissione dello Yad Vashem in Israele, che esamina le cause di chi, non ebreo, si è comportato da giusto (e non si autopresenta ma è presentato loro da terzi, le cui testimonianze sono attentamente vagliate), Perlasca il giusto dicevamo, rappresenta sicuramente un modello positivo, una luce per le nuove generazioni. Un uomo che ha vissuto nel silenzio, che ha risposto con sincerità e semplicità disarmante a chi gli chiedeva come avesse fatto a compiere quell'impresa disperata: "Lei non avrebbe fatto lo stesso al posto mio?". Hannah Arendt, a proposito di Eichmann e altri nazisti, ha parlato di banalità del male. Il mostro, il torturatore, possono essere anche i nostri vicini di casa. Il male non ha corna né puzza di zolfo ma può avere il volto di ognuno di noi. Di chi ubbidisce agli ordini ricevuti senza discuterli. Di chi volta la faccia dall'altra parte per non essere coinvolto. Anche il bene è banale, in fondo. Un gesto semplice può salvare una vita. E come dice il Talmud, chi salva una vita salva l'universo intero.

    C'è una leggenda ebrea meravigliosa. Esistono nel mondo 36 giusti, sempre. Neanche loro sanno di essere giusti, ma quando c'è da dire un sì o un no, quando c'è da prendere posizione, lo fanno e basta. Poi tornano alla vita di sempre, neanche consci loro stessi fino in fondo di aver cambiato la storia. E grazie a loro Dio non distrugge il mondo.

    Vi invito a visitare il sito della fondazione intitolata a Giorgio Perlasca, dove troverete altro materiale interessantissimo - bibliografia e filmografia, storia della Shoah e vari documenti - : www.giorgioperlasca.it.

    Dopo il racconto emozionante di Franco Perlasca - che ci narra anche del film tratto dalla vita del padre, interpretato da Luca Zingaretti, giudicato dalla moglie di Perlasca bravissimo ma molto, molto meno bello del marito... - attendiamo tutti le parole di Piero Terracina. Non è un film. E' vita vissuta, sangue e lacrime. Una disperazione senza fine.

    Piccolo uomo vestito di verde, ti riconosco ebreo dall'aspetto mite che Umberto Saba seppe così bene ritrarre. Occhialetti tondi a difendere gli occhi pensosi scrutati da occhi attenti, rispettosi sì, ma che indugiano su di te come su una bestia da fiera, l'animale da circo che deve fare il suo numero da deportato testimone speranzoso nonostante tutto.

    Ma tu non ci stai. Da subito. "Per me non c'è stato un Giorgio Perlasca". Voce scura, bassa e dignitosa.

    E il dolore fluisce come una piena, trattenuto dalle parole ferme di chi si sa innocente eppure perseguitato, di chi è vittima e ha subito le sevizie di carnefici infernali eppure uomini come lui, unico scampato su una famiglia di otto persone.

    Il male può essere banale, quotidiano. E' il compagno di scuola sempre amico che ti volta le spalle e ti lascia da solo perché sei ebreo; è l'insegnante che salta il tuo nome nell'appello e ti dice che non puoi entrare in classe. "Che cosa ho fatto?" chiedi. E ti viene risposto con tre parole che uccidono la tua sensibilità, il tuo amore per lo studio, la tua innocenza di bambino di otto anni. "Perché sei ebreo". E' il traditore che consegna te e la tua famiglia per 5000 lire ciascuno - 40000 lire durante la seconda guerra mondiale sono soldi - mentre avete deciso di riunirvi per la Pasqua ebraica, finalmente insieme dopo essere stati separati perché protetti in case diverse da persone buone - i giusti senza nome - che avevano avuto pietà di voi.

    Piero ha 8 anni quando vengono emanate le leggi razziali e 14 anni quando viene arrestato con i suoi dai nazisti che non hanno pietà neanche del nonno anziano. Ed è dolore infinito: il carcere di Regina Coeli - avete idea di cosa sia entrare in carcere quando si è innocenti? - dove, faccia a muro, con la consegna del silenzio, il padre di Piero, lucido profeta di ciò che sarà, intima ai figli di conservare la dignità, almeno quella. "Siate uomini".

    Ma è proprio quello che i nazisti vogliono distruggere: l'umanità di questa povera gente, stipata sul treno che parte dalla stazione Tiburtina di Roma per Fossoli, tappa intermedia del viaggio verso Auschwitz, l'inferno di un pazzo.

    Niente cibo né soprattutto acqua, implorata a mani tese di stazione in stazione a gente indifferente. Piero si interrompe spesso scusandosi con noi, noi che dovremmo baciargli le mani, quelle stesse mani di ragazzo tese disperatamente dal carro bestiame di un treno, per la commozione che gli stringe la gola e che taglia la nostra. Il silenzio in chiesa è tangibile, solido e compatto. Le lacrime scendono e ci domandiamo che cosa potrebbe risarcire sofferenze così grandi. "Nemmeno uno sguardo di pietà".

    Cinque giorni cinque notti escrementi urine un bambino è nato per morire ad Auschwitz.

    E l'arrivo. E la verità, subito. Di qui si esce solo per il camino.

    E gli appelli, e la neve gelata da bere, che non sia troppo contaminata. E la supplica con gli occhi all'aguzzino perché affondi un'altra volta il cucchiaio nella brodaglia immonda. Qui non c'è più dignità, quella che aveva raccomandato ai figli il padre di Piero. Ma un ragazzo di quattordici anni vuole vivere, anche un giorno soltanto di più.

    Piero parla e i suoi occhi sono oltre noi, fuori dal portone di questa chiesa dove lui si sente fuori posto, perché è fuori anche da questo tempo Piero, forse perché è il 27 gennaio e 63 anni fa i Russi aprirono quei dannati cancelli da cui i suoi cari non sono usciti. E non c'è esultanza e non c'è scampo al senso di colpa per essere ancora vivi.

    Piero non ci narra l'orrore, non ci narra la follia cieca e stupida di gente che era capace di indicibili crudeltà eppure amava la famiglia l'arte la letteratura la musica. Piero si scusa ancora. "Mi sento lì. Scusatemi, non ce la faccio a continuare".

    Lo applaudiamo e sfiliamo fuori. Qualcuno di noi va a stringergli la mano. Il peso che quest'uomo porta è troppo grande, ma che lo abbia condiviso con noi è bellissimo. Penseremo a lui, pregheremo per questo piccolo uomo che ha guardato in faccia l'inferno e ne è uscito vivo.

    November 28

    Giulio Perrone Editore mi pubblica un racconto...

     

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    Salve,
    scrivo per confermarle le due date di presentazione per l'antologia
    "Siculiana" in cui è inserito anche un suo testo.
    Venerdì 30 novembre alle ore 18,30 presso la libreria Modus Vivendi (Via
    Quintino Sella, 79 - Palermo). Il volume sarà presentato in occasione
    del
    tour di eventi dedicati a Ognuno sta solo, romanzo di Chiara Valerio
    (Festival di Mantova 2007 - Scritture giovani)
    Domenica 2 dicembre alle ore 18,00 presso la libreria Megastoerie (Viale
    XX Settembre 11 b/c/d - Catania). Il volume sarà presentato in occasione
    del tour di eventi dedicati a Ognuno sta solo, romanzo di Chiara Valerio
    (Festival di Mantova 2007 - Scritture giovani). Coordina: Luigi La Rosa
    prefatore del volume "Siculiana".
    Le ricordiamo anche che se avesse prenotato direttamente alla casa
    editrice delle copie con lo sconto, le stesse le arriveranno
    direttamente
    a casa e non potrà quindi ritirarle in libreria. Durante la
    presentazione
    i volumi saranno regolarmente venduti a prezzo pieno.
    cordiali saluti
    Matteo Chiavarone
    www.giulioperroneditore.it

    UN PO' DI PROMOZIONE...

     

    Un mio racconto è contenuto nell'antologia che sarà presentata domenica 2 dicembre alle 18,00 presso la libreria Megastorie di Catania...

    Accorrete numerosi!!!

    DOPO IL GRANDE SUCCESSO ALLA SEZIONE SCRITTUREGIOVANI

    DEL FESTIVALETTERATURA DI MANTOVA 2007


    Giulio Perrone Editore
    è
    lieto di presentare

    Ognuno sta solo di Chiara Valerio e Siculiana
    antologia di scrittori siciliani a cura di Luigi La Rosa

    PALERMO
    Venerdì 30 novembre – ore 18.30

    Libreria Modus Vivendi

    Ognuno sta solo

    di Chiara Valerio

    e Siculiana

    antologia di scrittori siciliani a cura di Luigi la Rosa

    Introduce Beatrice Agnello

    Presidente Ass. Culturale Gli amici di Oblomov, condirettore rivista Margini.

    Via Quintino Sella, 79

    CATANIA

    Domenica 2 dicembre – ore 18.00

    Libreria Megastorie

    Presentazione Ognuno sta solo

    Di Chiara Valerio

    e Siculiana

    antologia di scrittori siciliani a cura di Luigi La Rosa

    Introduce Luigi La Rosa

    Via XX Settembre 20/B

    Num. tel. 0957167537

    Chiara Valerio è nata nel 1978. Ha pubblicato due raccolte di racconti, A complicare le cose (Robin, 2003) e Fermati un minuto a salutare (Robin, 2007). Collabora con Nuovi Argomenti. Per ora vive insegnando matematica. È Stata scelta dal Festivaletteratura di Mantova 2007 come migliore giovane scrittrice italiana per la sezione Scritturegiovani. Il suo nuovo romanzo Ognuno sta solo (2007) è edito da Giulio Perrone Editore.

    Siculiana AA. VV. è un'antologia di scrittori sicilani con prefazione di Luigi La Rosa. "C'è un territorio magico, partorito dalla mente, dal cuore e dall'immagnazione. Un territorio che si solleva dal mare come un prodigio, in un incanto di ulivi e gelsomini, e che si lascia cullare da richiami ventosi di sirene d'antica memoria [...] M al Siclia che appare in questa antologia è anche e soprattutto una Sicilia altra: "E' la Sicilia di chi non ci sta, di chi non è disposto ad abbassare il capo, chi non vuole più piegarsi all'omertà che genera confini angusti e inaugura stagioni di colpevole disinteresse".

    Per interviste, materiali editoriali e informazioni
    rivolgersi a

    Maria Camilla Brunetti
    Add. Stampa Giulio Perrone Editore
    camilla.brunetti@giulioperroneditore.it
    mobile phone (+39) 3336191626
    tel. 06 99709480
    fax 06 99702318
    www.giulioperroneditore.it

    AGATHA CHRISTIE, "LA MIA VITA" E "L'IMITAZIONE DI CRISTO"

     

    Nella scuola c’era un’insegnante di cui ho dimenticato il nome. Era piccola e minuta, con una grande bazza sporgente. Un giorno, nel bel mezzo di una lezione di aritmetica, si lanciò inaspettatamente in un’orazione sulla vita e sulla religione. «A voi tutte, nessuna esclusa, capiterà di dover affrontare un momento in cui sarete assalite dalla disperazione. Chi non prova la disperazione, non diventerà mai un cristiano, né saprà mai cosa significa vivere da cristiano. Per essere un cristiano bisogna affrontare e accettare la vita allo stesso modo di Cristo, saper apprezzare le cose come le apprezzava lui, provare la stessa contentezza che lui provò alle nozze di Cana, conoscere la pace e la felicità che derivano dalla consapevolezza di essere in armonia con Dio e con la sua volontà. Ma, come Cristo nell’Orto del Getsemani, anche voi un giorno saprete cosa significa la solitudine, sentirete che gli amici vi hanno abbandonato, che quelli che amate e di cui avete fiducia vi hanno voltato le spalle, che persino Dio si è dimenticato di voi. Eppure, se avete fede, capirete che non è la fine. Chi ama, soffre, ma chi non ama, non saprà mai cosa significa una vita cristiana».

    Detto questo si tuffò con la consueta energia nel problema […].

    Agatha Christie, La mia vita, Oscar Mondadori, Milano 1989, pp. 155-156.

    Strano, vero? Siamo stati sempre abituati a collegare il nome di Agatha Christie al genere giallo, ai suoi immortali personaggi (Miss Marple ed Hercule Poirot su tutti) ma difficilmente l'avremmo collegata a quello che è stato definito il quinto Vangelo. "L'imitazione di Cristo" era uno dei libri che stazionavano permanentemente sul comodino della Christie, una donna vitale ed intelligente, autrice della deliziosa autobiografia che sto rileggendo in questo periodo.

    Ho riportato qui uno dei brani più belli del libro, da cui traspare una profonda sensibilità e una ricerca spirituale che si accompagnavano a un'ironia scintillante e ad un pudore riservato tutto British.

    Sarebbe stata una degna amica della Austen, credo.

    Avrò modo di tornare su questo argomento, ma volevo proporvi questo brano che mi ha colpita perla sua profondità.

    Mai etichettare le persone e meno che mai gli scrittori... Una donna che disse di sé che era a volte costretta a scrivere romanzi gialli come se fabbricasse salsicce per vivere, era capace di uno slancio interiore che le permise di risorgere dopo la rottura del matrimonio con Archibald Christie e le altre difficoltà che non mancarono di appesantire la sua vita.

    ALBERTO MORAVIA A CENTO ANNI DALLA NASCITA

     

    Salve amici!!!

    Come al solito "provocata" da Massimo Maugeri, trascrivo una breve biografia di Alberto Moravia e la traduco. Lascio a voi il commento.

    Tratto da Wikipedia Inglese:

    Alberto Moravia, born Alberto Pincherle, (November 28, 1907 – September 26, 1990) was one of the leading Italian novelists of the twentieth century whose novels explore matters of modern sexuality, social alienation, and existentialism.
    (…)
    Themes and literary style
    Moral aridity, the hypocrisy of contemporary life, and the substantial incapability of people finding happiness in traditional ways such as love and marriage are the regnant themes in the works of Alberto Moravia. Usually, these conditions are pathologically typical of middle-class life; marriage, in particular, is the target of works such as Disobedience and L’amore coniugale (”The Conjugal Love”) (1949). Alienation is the theme in works such as Il disprezzo (”Contempt” or “A Ghost at Noon”) (1954) and La noia (”The Empty Canvas”), from the 1950s, despite observation from a rational-realistic perspective. Political themes are often present: an example is La Romana (”The Woman of Rome”)(1947), the story of a prostitute entangled with the Fascist regime and with a network of conspirators. The extreme sexual realism in La noia (”The Empty Canvas”) (1960), introduced the psychologically experimental works of the 1970s.

    Moravia’s writing style was highly regarded for being extremely stark and unadorned, characterised by very elementary, common words within an elaborate syntax. A complex mood is establish by mixing a proposition constituting the description of a single psychological observation mixed with another such proposition. In the later novels, the inner monologue is prominent.

    Fonte:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Alberto_Moravia

     

    Alberto Moravia, nato Alberto Pincherle (28 Novembre 1907 - 26 Settembre 1990), fu uno dei principali romanzieri italiani del XX secolo i cui romanzi esplorano i temi della sessualità moderna, dell'alienazione sociale e dell'esistenzialismo.

    Temi e stile

    L'aridità morale, l'ipocrisia della vita contemporanea, la sostanziale incapacità delle persone a trovare la felicità nei modi tradizionali come l'amore e il matrimonio sono i temi principali dei lavori di Alberto Moravia.@ Sergio Di solito, queste condizioni sono patologicamente tipiche della borghesia; il matrimonio, in particolare, è il bersaglio di lavori come "La disobbedienza" e "L'amore coniugale" (1949). L'alienazione è il tema di lavori come "Il disprezzo" (1954) e "La noia", caratterizzati da uno sguardo disincantato e da una prospettiva razionale e realistica. I temi politici sono spesso presenti: un esempio è "La Romana" (1947), la storia di una prostituta invischiata col Fascismo e con una rete di cospiratori. L'estremo realismo sensuale de "La noia" (1960) ha dato il via ai lavori psicologicamente sperimentali degli anni '70.

    Lo stile di Moravia è stato molto apprezzato per il fatto di essere estremamente scarno e disadorno, caratterizzato da parole elementari, comuni all'interno di una sintassi elaborata. Un'armonia complessa viene stabilita mescolando una frase che costituisce la descrizione di una singola osservazione psicologica mescolata ad un'altra. Negli ultimi romanzi, il monologo interiore è predominante.

    Sempre su "Letteratitudine" ho avuto modo di commentare il post sul centenario di Alberto Moravia, ricordando la mia amata e prima Storia della letteratura italiana, di cui parlerò in un prossimo post di questo mio blog.

    Elisabetta Sgarbi è sorella dello Sgarbi nazionale nonché direttore editoriale della casa editrice Bompiani...

    Sozi: che nostalgia il Petronio! La mia prima storia della Letteratura!!!
    @ Elisabetta Sgarbi: ci dia una una possibilità! Voi editori “grandi” dovreste scommettere di più su noi scribacchini che vorremmo essere letti fuori dal nostro condominio…
    Concordo con lei e con i “moraviani” sull’importanza del Moravia narratore. Certi “Racconti romani” mi sono rimasti impressi da quando li lessi a scuola. Poi, però, non ho cercato particolarmente di approfondire il Moravia scrittore. Ho letto qualcuno dei suoi articoli ma nulla di più. Non so se perché mi appare datato, troppo legato al proprio tempo e quindi effimero o perché sommamente impoetico, cosa che io cerco anche nello scrittore più realista. Chiusura e sconforto, ecco i sentimenti che mi suscita. Sarebbe bello però che il centenario riaprisse il dibattito su una figura archiviata già a pochi anni dalla sua morte…
    Grazie Massimo come sempre per le “provocazioni”.
    Simo: baci sempre…

    Amici, attendo i vostri contributi!

    Maria Lucia

    November 25

    ANCORA SU TERRA E SCRITTURA

     

    Una rosa è una rosa e anche con un nome diverso conserverebbe il suo dolce profumo…

    Manzoni sarebbe lo stesso a Palermo?
    “I promessi sposi” sarebbero stati gli stessi alla Vuccirìa? Lei magari a fare pizze all’Antica Focacceria San Francesco, Renzo vastaso al porto, don Rodrigo capo mandamento, i bravi quattro portapizzini o riscuotitori del pizzo… Un bel colera al posto della peste per gradire, fra Cristoforo gesuita, la Monaca della Martorana…
    Avanti, va’, forse cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia…
    Però.
    L’illuminismo lombardo, il calvinismo della Blondel, il contadinismo e le fabbrichette così lumbard…
    Come diceva la Serao, la pizza fuori da Napoli è snaturamento.
    Manzoni è Manzoni è Manzoni.
    Siamo esseri umani unici e irripetibili, siamo scrittori nati e viventi in un certo CON-testo (avanti, facciamo vedere che abbiamo studiato la teoria della comunicazione di Jakobson!) e checché se ne dica non possiamo prescinderne.
    Tanto per parlare di oggi, festa di Cristo re, vero è che per chi crede Gesù è Verbo di Dio, seconda persona della Santissima Trinità, Sacerdote per sempre, unico mediatore tra Dio e l’uomo, e via teologizzando…
    Però.
    è stato un UOMO nato e vissuto in un certo tempo e in un certo luogo, pensava e parlava in aramaico, era circonciso e rabbi della sua religione…

     

    11082007

    TERRA E SCRITTURA

     

    29062007

    Salve amici!!!

    Riflettevo sul rapporto tra uno scrittore e la terra che lo ha generato...

    Intervenite e fatemi sapere che cosa ne pensate!

    Maria Lucia

     

    Vero è che non si può prescindere da quel che si è…
    Non si può essere cittadini del mondo né scrittori del mondo anche se Omero, Dante, Shakespeare sono degli universali poetici e narrativi perché parlano - ognuno a loro modo e perché erano diversi - a tutti gli uomini e specie alla parte che tutti gli esseri umani hanno in comune: l’anima, l’essenza, la sensibilità, l’ “humanitas”.
    Amo una frase di Terenzio che la scrisse in latino ma latino non era e purtuttavia buca il muro dei millenni:
    Homo sum: humani nihil a me alienum puto.
    Da incidere a caratteri cubitali nei cervelli e soprattutto nei cuori…
    Sono un essere umano: nulla di ciò che è umano mi è estraneo.

    Se Hosseini fosse stato neozelandese avrebbe scritto cose diverse con un modus cogitandi - chi latinu ca parru, ah? - differente. Ma è afghano ed ha narrato una storia afghana da afghano con puntatine nella lingua afghana e nella cultura afghana. L’avremmo letto lo stesso a prescindere dalla contingenza della guerra? La storia narrata avrebbe avuto la stessa presa, la stessa forza?
    Si rischia di fare razzismo alla rovescia.
    Non leggo Camilleri perché è siciliano
    equivale a
    Leggo Camilleri perché è siciliano.
    Come diceva mi pare Sant’Agostino, “Astra inclinant sed non necessitant”…
    Essere nati sotto l’Etna non ti fa diventare Verga ma neanche ti rende uguale a MacEwan…

    November 24

    SICILIA ALMA MATER

     

    24042007(001) Salve!!!

    Massimo Maugeri mi ha "provocata" con un quesito che giro a voi stimolandovi ad intervenire...

    Domanda.
    I siciliani che lasciano la propria terra lo fanno perché considerano l’isola “arcana e immobile” e subiscono il “fascino di un Nord razionale e attivo”?

    @ Massimo: grazie per avermi interpellata personalmente!!!
    @ Sergio: saluti ad Euterpe… dal mio commissario…
    Non credo che i disperati degli anni ‘50 e ‘60 - valigiadicartonemuniti e con il sale e le arance al seguito - pensassero alla Sicilia “arcana e immobile” e subissero il “fascino di un Nord razionale e attivo”…
    C’era la fame. La fame e basta. Quella fame niura che fa uscire u lupu d”a tana, altro che bamboccioni! Quella stessa fame che nel ‘53 si portò una bella fetta della mia famiglia in Argentina, paese che ha riempito lo stomaco ma forse ha svuotato il cuore lasciandolo scartavetrato dal dolore e dal rimpianto degli affetti lasciati indietro, della terra sognata idealizzata mai più riposseduta appieno nonostante i voli intercontinentali.
    Oggi i disoccupati non pensano affatto che la Sicilia sia arcana ma la percepiscono come immobile, o almeno a vent’anni indietro di distanza dal Nord forse irrazionale ma attivo o quanto meno non comatoso come la Trinacria del Gattopardo e dei Vicerè.
    Siracusa, ad esempio. Si sta muovendo ma a passi millimetrici, eppur si muove. La percepiamo però come estrema periferia di un impero reduce da un Big Bang catastrofico. Azzerare le distanze? Internet. I libri. I giornali. i corsi di scrittura con Silvana La Spina e Luigi La Rosa, che sta operando il movimento opposto: dal centro alla periferia. Francesco Costa, Lia Levi, Antonella Cilento a Siracusa… Un meraviglioso sogno, la possibilità di incontrare chi di scrittura ci vive, di chi ce l’ha fatta…
    Tagliare il cordone ombelicale?
    Spersonalizzarsi?
    Se hai bisogno lo fai.
    Nel giro di pochi anni i miei amici più cari sono andati tutti su: Elisa a fare l’infermiera a Como - lavoro, lavoro, solo lavoro, mi manca la mia famiglia, sto perdendo gli anni più belli dei miei nipoti, niente mi lega a questi luoghi e a questa gente - , Maria Francesca a far la precaria come insegnante di sostegno nella scuola media - lei laureata all’Accademia di belle Arti, ottima pittrice - , Pierpaolo a farsi sfruttare nei call center - laureato in filosofia, master…izzato, iperqualificato - , Fabio anche lui a fare sostegno alle medie dopo il diploma da bass-baritono e la SISSIS - …
    La Sicilia è vista come terra di atavico immobilismo, non come landa arcana, no no, è una terra che ti fa capire benissimo la sua ostilità di mater matrigna e ti toglie il seno di bocca per dirti: figghiu miu non ti pozzu dari a manciari…
    Torniamo a Siracusa…
    Questa città si è svegliata dal sogno industriale che l’aveva fatta diventare la raffineria d’Europa per un piatto di lenticchie - qualche posto di lavoro in cambio di un piccolissimo prezzo: tumori, malformazioni infantili, costa e fondali devastati a Priolo, Augusta, Marina di Melilli come ci racconta poeticamente Roselina Salemi nel suo libro “Il nome di Marina” - e ora tenta di riconvertirsi al turismo aprendo hotel a 5 stelle e più… ma i servizi e i collegamenti ancora lasciano alquanto a desiderare… Un po’ alla volta.
    Non vi dico se volete fare arte…
    Il nostro salotto letterario è un’oasi in tutto questo… Io ci spero tanto!
    Sempre per la serie “You may say that I’m a dreamer, but I’m not the only one…”

    Intervenite numerosi!!!

    Maria Lucia Riccioli
    Io ci spero ancora

    November 19

    IN UNA LINGUA CHE NON SO PIU' DIRE

     

    Salve a tutti!

    Sul blog di Massimo Maugeri è uscita la recensione di Simona Lo Iacono al libro della scrittrice melillese Tea Ranno "In una lingua che non so più dire", E/O edizioni.

    Vi rimando a letteratitudine.blog.kataweb.it. Consiglio di visitare questo blog, un punto d'incontro davvero particolare per parlare di libri e molto altro sul web...

    Copio qui il mio intervento:

    Salve!
    Un bacio a Simona e a tutto il salotto letterario siracusano di cui io faccio parte insieme a Sivana Scrofani, Nunzietta Loligato, Adriana Marciante, Margherita Marotta, Giovanna Cicero e un gruppo di new entries…
    Tutto è cominciato con il corso di scrittura tenuto nella nostra città, così bella e dalle auguste tradizioni culturali ma altrettanto lenta e sorda al bisogno di letteratura e alla fame di storie mia e delle mie compagne di avventura, dalla bravissima Silvana La Spina.
    Poi è seguito il corso di Claudio Fava, che io, Adriana e Simona abbiamo frequentato spostandoci coraggiosamente a Catania sempre più irretiti dalla sirena dei corsi di scrittura. Giuro, è una droga, checché ne pensi Gordiano Lupi… è ai corsi che devo delle belle amicizie, delle letture che non pensavo avrei intrapreso autonomamente, l’affinamento delle mie tecniche di scrittura.
    “Scrivere Donna”, il convegno sulla scrittura declinata al femminile organizzato ogni anno da Emanuele Romeo Editore è stato il passo successivo: l’insegnante del corso di scrittura creativa era… Luigi La Rosa, che poi ci ha fatto conoscere il blog di Massimo.
    Vedete quali fili invisibili riescono a tessere gli appassionati di scrittura?
    Con Luigi stiamo proseguendo il nostro percorso di lettura e scrittura.
    I nostri incontri avvengono all’insegna della cordialità, della buona cucina - di Simona innanzitutto, splendida padrona di casa, e di noi che ci avventuriamo a presentare qualche piatto ai compagni di corso in un vero e proprio convivio in tutti i sensi! - e della condivisione di esperienze di lettura e scrittura.
    Ci scambiamo libri, idee e soprattutto questi incontri sono delle vere e proprie oasi nella nostra quotidianità fatta di impegni familiari e lavorativi…
    Il tempo scorre in modo diverso quando siamo insieme, giuro! Una vera e propria sospensione dell’incredulità, come avviene nelle migliori storie.
    Abbiamo condiviso lo stage a Lipari organizzato dal vulcanico Luigi e tenuto da Francesco Costa.
    Gli incontri con l’autore: il salotto letterario aretuseo è frequentato anche da scrittori come Francesco Costa appunto, Lia Levi, Antonella Cilento e gli allievi romani di Luigi… La febbre letteraria è contagiosa!
    Agli ospiti offriamo anche passeggiate nella nostra città che se è avara di cultura è generosa di monumenti, di mare e sole e cortili e un passìo stupendo…
    Massimo, a proposito: sei il benvenuto! Vienici a trovare…

    @ Simona: complimenti per la recensione, poetica come sempre.
    @ Tea: ti ho scritto quello che pensavo del tuo bellissimo libro. Non voglio toglierti il piacere di parlarcene tu stessa… Un bacio e scrivi qualcosa sul blog. Io magari commenterò il tuo intervento…
    @ tutti: sto provando anch’io a cimentarmi in rete.
    Vi invito tutti a scrivere quello che volete sul mio spazio msn:

    aretusachescrive.spaces.live.com.

    Postato Lunedì, 19 Novembre 2007 alle 1:27 am da Maria Lucia Riccioli

    Più avanti scriverò io stessa in questo mio spazio una recensione al bellissimo libro di Tea ranno che spero onori della sua presenza il mio blog!

     

    Maria Lucia Riccioli

    ANTOLOGIA "VOLO RAPIDO"

    VoloRapido_Finale_Milano_Porsche_Psychologies_Lierac_001www Salve amici!

    Vi informo di una grande gioia per me...

    è uscita l'antologia di "Volo rapido", il concorso letterario Porsche al quale ho partecipato nel giugno scorso superando le selezioni catanesi e giungendo in finale a Milano...

    Più avanti vi scriverò i particolari di questa mia avventura scrittoria veramente divertente e proficua!

    Maria Lucia Riccioli

    Discussione su LETTERATURA E VITA

    Cara Letizia, grazie per gli auguri...

    hai scritto una cosa davvero sensata e vedo che il primo anno di studio della letteratura è stato proficuo... brava!

    Scriviamo la nostra vita vivendo, è vero. Chi scrive però le dà un valore aggiunto perché ci riflette su e ci dona la sua esperienza di vita trasformandola in arte.

    Ti auguro di scrivere pagine meravigliose sul libro della tua vita e... spero che tu legga tanto, perché questo renderà la tua esistenza più piena...

    Continua a scrivere sul mio blog, ok?

    Baci... Proffy.A bocca aperta

    LETTERATURA E VITA

    12_SanGirolamoStudio Salve!

    Cari amici: è vero che CARMINA NON DANT PANEM?

    Qual è il rapporto tra letteratura e vita?

    La vita o la si vive o la si scrive...

    Siete d'accordo?

     

    Maria Lucia Riccioli

    November 12

    IL RITORNO...

     

    Sulla scorta della lettura di "In una lingua che non so più dire" di Tea Ranno, riporto il mio intervento su "Letteratitudine".

    Che ne pensate?

    Aspetto dei post sui ritorni...

    Dopo cotanto senno non mi rimane molto da dire… Come disse Holmes in “A Study in Scarlet”, dopo Tea e Simona - e i dottissimi e appassionati commentatori - non rimarrà molto da fare per un terzo!!!
    Ma a Simona non posso dire di no. Mi ha chiesto un intervento da “proffi” sul ritorno in letteratura…
    Andrò a braccio, a ruota libera, sull’onda delle suggestioni di Tea e delle emozioni scatenate dal blog.
    Il tema del ritorno è un classico della letteratura, anzi un TOPOS, un luogo così comune da sembrare scontato e non credo di sbagliare se credo che connoti l’esperienza della letteratura occidentale.
    Tutte le storie più importanti sono storie di ritorni: pensate ai fiumi d’inchiostro sui ritorni da Troia, di cui Ulisse è l’esempio più famoso.
    NOSTOS, il ritorno, la nostalgia appunto per qualcosa che si è perso ma forse non definitivamente e si desidera e nello stesso tempo si teme di ritrovare per paura che il ricordo ci tradisca. Ma siamo noi ad essere cambiati…
    Ritorno è quello di Edmond Dantès, che si ritrova maturo, saggio e favolosamente ricco: conte di Montecristo e non più ingenuo marinaio innamorato…
    Ritorno è quello dalla morte, come nel caso di Euridice ed Orfeo, che si volta indietro perdendo la sposa per sempre, di Ade e Persefone, condannata a tornare sei mesi all’anno negli Inferi…
    C’è poi la TASKA, parola russa che mi ha fatto scoprire la bravissima e dolce Anna Pavone. TASKA è la nostalgia per qualcosa che non si è vissuto. Direi che è voler tornare dove non si è mai stati. Per esempio io ho nostalgia di qual passato che mi raccontano mia madre e mia nonna e che tento di riportare in vita scrivendo poesie in dialetto, raccogliendo brani di canti, mozziconi di proverbi come a tessere una rete di parole che salvi tutto questo passato forse mai esistito come lo immagino io e come mi è stato narrato…
    Se ci facciamo caso, letteratura stessa è ritorno. Ritorno ai ricordi, ritorno alla parte di noi che tace, ritorno del verso che come l’aratro riga la terra e torna indietro per scrivere un nuovo solco.
    Credo che la letteratura italiana e soprattutto la sua lingua siano un disperato ritorno verso una patria idealizzata e idale che forse non è mai esistita se non nel sogno profetico di Dante, Petrarca, Machiavelli, Foscolo…
    Il romanzo è Bildungsroman, ciè è spesso romanzo di formazione, ed un topos del romanzo è il ritorno dell’eroe al punto di partenza. Ritorno è chiudere il cerchio, fare i conti col passato per non naufragare nel presente e annegare il futuro.
    Pensiamo al disastro esistenziale di ‘Ntoni Malavoglia, che era partito militare, aveva assaporato una vita diversa da quella stentata che si viveva ad Acitrezza. Ma giunto alla fine della parabola amara della sua famiglia, ‘Ntoni capisce che per lui non c’è più posto nella casa che ha violato nella sua essenza di focolare domestico, di piccola patria, di santuario domestico. Dovrà andarsene.
    La Sicilia ha scritto forse le pagine più dolenti della letteratura del ritorno: un siciliano se non emigra perde spesso amici e parenti lungo la strada d’acqua che porta via dall’isola… Tea Ranno raccoglie il testimone di tutta una lunga serie di partenze e ritorni (im)possibili.
    Pensiamo a Mattia Pascal: si può tornare in Sicilia solo da morti viventi?
    O ai personaggi vittoriniani, sempre in treno sul binario dell’utopia, del sogno, di un possibile riscatto sociale, morale, esistenziale, “umano”.
    Camilleri ci descrive un commissario così siciliano, così legato alle sue radici da non riuscire a partire per Boccadasse, terra straniera benché patria della pur amatissima Livia: fuori dal triangolo del Mito, della magia, della letteratura si sentirebbe come l’ulivo la cui agonia straziante Camilleri ci fa vivere, facendoci piangere per quei rami al vento come il Montalbano affranto che sceglie di assistere l’albero fino alla morte.

    Maria Lucia Riccioli

    ARETUSA CHE SCRIVE SI PRESENTA

    21062007(001) Salve, sono Maria Lucia Riccioli. Sono nata e vivo a Siracusa - il nome del blog ve lo fa sospettare, vero? - e da sempre ho la passione della scrittura. Su carta e con la classica penna innanzitutto ma da qualche tempo anche col computer...

    Andrò inserendo il mio curriculum, le mie esperienze di lettura e scrittura... e qualcuna delle mie "opere". Vorrei che questo blog divenisse un'occasione di incontro e di scambio tra i siracusani che leggono come me e hanno la passione della scrittura.

    Avremo occasione, spero, di "fare" cultura in una città che a parole mostra di amarla ma non è così.

    Condividerò con chi vorrà le meravigliose e sperienze dei corsi di scrittura creativa che seguo sia da alunna che da insegnante...

    Fatemi gli auguri per questa avventura!!!

    A presto,

    Maria Lucia